domenica 21 agosto 2016

Flowers In Your Hair


La settimana scorsa sono stata allo Sziget, e non ho una chiara idea sulla mia esperienza. Vi spiego, alla fine si tratta di un evento supercommerciale, ti fanno caricare i tuoi soldi su una carta e cercano di spremerti tutto il cash possibile. Poi ci sono questi party organizzati, tipo bandiera party, color party, merda party, e ti danno de gadget stupidi da sventolare davanti al palco. Alla fine ci si compra la maglietta o la felpa originale del festival. Un evento in cui tutti cercano di ubriacarsi e scopare, si vive nella sporcizia, ogni tanto piove a manetta. 
Ma mi manca. Non le stronzate dei party, quelle no. Ma ragazzi che atmosfera. Non una rissa, a parte un mio amico che ha ricevuto un pugno da un tipo dopo essersi pomiciato la tipa. E poi mi hanno rubato le infradito ma vabbe'. In un casino totale regnava paradossalmente la pace. Musica per tutti i gusti, cibo per tutti i gusti, tutte le lingue del mondo o quasi. Ho ascoltato artisti di fama internazionale, fatto due chiacchiere con artisti italiani, ho svuotato la mente stancando il mio corpo e macinando chilometri sull'isola di Obuda e ho cercato di dormire in una tenda con la musica a tutto volume. Alla fine se ti organizzi lo puoi vivere come ti pare, in maniera meno dispendiosa, puoi portarti il cibo da fuori, puoi portarti i tappi per le orecchie, puoi evitare il Main Stage e non comprarti la cazzo di maglietta o comprarti la felpa tarocca come ho fatto io. Faceva davvero freddo cazzo. E sono contenta di aver respirato tutta quella polvere l'ultimo giorno, almeno mi sono portata a casa un pezzo di questa magica isola. Anche Budapest si piazza bene nella mia lista delle cose belle, in particolare le terme Gellert che mi hanno ridato vita dopo la pioggia beccata l'ultimo giorno di campeggio. Ebbene avete capito, se volete andare allo Sziget portatevi anche roba pesante, non solo coroncine di fiori e pantaloncini. 
Ho visto un articolo dove parlavano dei cinque tipi di persone che puoi trovare al festival, ma era una scemenza. Vi propogno la mia personale e informale analisi.  
  1. Gli Animali, quelli che sono giovani e hanno la voglia e la forza di farsi a merda tutti i giorni, senza altri pensieri. Dormono fino al pomeriggio e poi ripartono con la birretta delle quattro. 
  2.  I Fanatici delle Attivita’, che si dipingono la faccia, fanno sculture con la pietra pomice, campionati di ping pong, vincono le olimpiadi mentre saltellano su una gamba.
  3. I Musicali, quelli che sono venuti per vedere tutti i concerti possibili e si sono fatti complicatissimi schemini per vederli, credo abbiano ricevuto una giratempo insieme al biglietto. 
  4. I Rimorchiatori, alcuni sono vergini, arrivano con un unico scontato obiettivo.
  5. Poi ci sono quelli come noi, i Curiosi, che vagano come Alice nel Paese delle Meraviglie. In questa categoria possono essere incluse diverse famigliole con bambini a seguito.
Sono tornata a fatica nella mia vita di tutti i giorni, stordita da un leggero raffreddore ma con la mente lucida e riposata come non era da tempo per ripartire col mio lavoro, un lavoro che mi piace anche se mi consuma. Ho pensato sono fortunata, sono felice. Poi ho scoperto che un paziente, conosciuto in ospedale nelle settimane scorse, ieri ha concluso il suo personale percorso di sofferenza e adesso sono un po' triste. Una persona colta, una mente luminosa... un suo amico lo ha definito un Bolscevico, ma ha trasmesso un affetto meraviglioso nel pronunciare quella parola che doveva essere di scherno. Ho anche comprato un libro che aveva consigliato a noi dottori, si intitola la Teologia del Cinghiale. Stasera ho intenzione di iniziare a leggerlo.


lunedì 7 dicembre 2015

Heroes

Siamo di nuovo a dicembre. Non ho voglia di fare troppo ordine nelle cose che ho bisogno di dire. Ieri pensavo a Londra e a quanto è bello entrare nel mercatino di Natale con Fairytale of New York dei Pogues a tutto volume. È uno dei ricordi più piacevoli che ho. Allo stesso tempo guardo con malinconia al Natale che viene. Per quelli che non ci sono più, per quelli che ci sono ma è come se non ci fossero, per quelli meno fortunati e per quelli troppo fortunati che sono schiavi delle cose che ancora non hanno.
In quest’anno sono successe molte cose e adesso trabocco di responsabilità. Le responsabilità mi pesano un po’, sono sempre stata troppo responsabile. Io penso a quello che succede, quello che potrebbe succedere cambiando ogni variabile, penso troppo e quindi sono già stanca prima di cominciare a fare. Ho bisogno di stare da sola, di ascoltare qualcosa di assordante tipo i Minor Threat per soffocare la voce che ho nella testa. Vivere è una cosa talmente semplice, gli uomini se la rendono così complicata. Avrei bisogno di partire, ma prima ho bisogno di essere pagata.
A fine settembre sono stata a Berlino. Uno di quei viaggi di passaggio per arrivare all’ età adulta. Ero lì che passeggiavo e pensavo che mentre i miei genitori crescevano e si sposavano a Monserrato, in una città così grande esisteva un muro che divideva il mondo. È una cosa spaventosamente brutale essere lì e trovarti di fronte a quello che distrattamente hai letto sui libri. Poi non lo so, io mi innamoro troppo facilmente, ma credo che sia la città più bella del mondo, nata dalla reazione sia al becero capitalismo che controlla le menti che al comunismo che controlla il tuo modo di agire. Se andasse tutto a puttane qui credo che andrei a viverci. Per una mente intransigente come la mia la Germania è un balsamo. Non ci sono tante variabili come da noi e ci vedo molta onestà in tutto quello che fanno. Certo sarebbe dura rincominciare da capo. Più diventi grande e più è difficile fare nuove amicizie, affidare il tuo cuore a qualcuno. Forse mi sentirei terribilmente sola. Forse sarebbe troppa la distanza dalle persone importanti della mia vita che continuano a restare.

I, I can remember  
Standing, by the wall  
And the guns shot above our heads  

And we kissed, 
as though nothing could fall 
And the shame was on the other side 
Oh we can beat them, for ever and ever 


Then we could be Heroes, 
just for one day 

sabato 30 maggio 2015

Lezioni Di Poesia

Mi sono lavata i denti e ho usato anche lo spray alla propoli per la gola; oggi sto lottando con me stessa per non fumare credo che mi arrenderò a breve, spero solo che i gusti leghino bene. Mi sento stanca. Non mi fermo da mesi, e da mesi non ho tempo per me stessa. Solo adesso mi accorgo di quanto avevo bisogno di questa mansarda vuota, di provare i tasti di questo super computer bomba che mi hanno regalato per la Laurea. Si perché ce l’ho fatta. Ti senti onnipotente quando ci arrivi, ma l’effetto dura poco, ventiquattr’ore e basta. Poi guardi su e ti accorgi che la vera cima non la puoi nemmeno vedere alzando tutta la testa verso il cielo. Quanto è frustrante tutto questo. Sono contenta di aver intrapreso questo percorso, anche se così lungo, ma mi piacciono troppe cose e non sento di avere abbastanza energie. Ci sono tante persone che riescono a concentrarsi su una sola cosa nella vita, lavorano, fanno quello che sanno fare, magari odiano quel lavoro e aspettano solo le ferie. A me piace tutto. Vorrei una casa piena di strumenti musicali, giradischi e dischi, e libri, e fotografie e quadri, bambini, amici, gatti e forse anche un cane. Ci sono tanti lavori che mi piacciono, tanti posti in cui vorrei vivere ma a un certo punto si deve scegliere una strada. Così ci insegnano. E oggi ho voglia di fumare, scrivere e ho anche provato a cucinare per allenarmi. Perché odio non saper fare qualcosa. Ieri ho visto il concerto di Giorgio Canali e mi sono emozionata. Ho visto un uomo di cinquantasei anni, portati addosso come quando ti vesti senza voglia, una persona che ha ancora voglia di spaccare tutto, di fare musica, di dare piacere con i suoi suoni elettrici, di darci qualche lezione di poesia e che ha trovato la sua nicchia in questo mondo di merda. E può essere sé stesso, non so quanti capiscano quanto è meraviglioso questo. Perché io mi guardo intorno e penso come è possibile che non capiscano? Come è possibile che siano tutti uguali? Come è possibile che non spengano la televisione? Come è possibile affezionarsi a un cantante che canta in un "talent" show dopo che ne hai visto mille sparire, carne da macello? Come è possibile che ti fai le canne tutto il giorno a Castello e poi non sai un cazzo della tua città, della tua storia, di te stesso? Che miracolo mostruoso che è l’umanità. 
Spero riuscire a ballare sopra tutto questo, come quando la musica faceva schifo, ma alla fine ti sei anche divertito.

giovedì 9 aprile 2015

This Business Is Killing Me

Sono le dieci e un quarto, la primavera dovrebbe essere iniziata ma fortunatamente ho il mio gatto che mi scalda le ginocchia. Mentre mangiavo la mia insalata di mais, pomodori e tonno pensavo a quanto è difficile trovare un equilibrio tra il proprio “lavoro” e il proprio “io” artistico, o anche semplicemente i propri interessi. Molte persone non hanno grossi problemi a conciliare le due cose. Ci sono persone che provano piacere a cucinare, a fare piccoli lavoretti domestici e possono unire l’utile al dilettevole. L’attività sportiva è già un tantino più complicata da pianificare, ma se ti piace leggere, scrivere, dipingere o suonare allora diventa un casino. A meno che tu non sia un artista, oppure pieno di soldi, o un artista scadente pieno di soldi. O uno studente universitario con la reflex. Mentre finivo l’insalata ho pensato: ma bisogna essere veramente dei fannulloni per creare? In effetti dopo questa serata al pronto soccorso non avevo alcuna voglia di scrivere, ero molto più produttiva quando davo un esame ogni tre mesi e stavo sveglia fino alle due della notte a fumare sigarette. Sembra quasi che il ritmo della vita del lavoratore medio-borghese sia caotico proprio per spegnere ogni scintilla di sentimento e fantasia nella testa delle persone. Ci sono sempre cose da fare, moduli da compilare, tasse da pagare, turni da rispettare. Sembra vogliano farci dimenticare di essere fatti di carne e con un tempo finito a disposizione, farci dimenticare del miracolo che ci circonda, del tramonto e dell’alba, della morte e della vita. In qualche modo funziona perché se non fossimo occupati a fare altro ci strapperemmo i capelli in preda alla disperazione tutto il giorno. Perché in fondo è una fregatura questa cosa che vivi, vivi e poi devi crepare.


Poi ho pensato che fare il fannullone alla lunga ti annulla. Può stimolare la creatività per poco ma potrai produrre poco. Invece i grandi artisti sono quelli che pianificano il loro tempo, che si evolvono, che studiano. Anche se quelli che si autodistruggono sono più interessanti, hanno in se una potenza che non possono dominare e che in qualche modo ci trascina verso quell’abisso che le persone in equilibrio non hanno il coraggio di affrontare.

"Be regular and orderly in your life like a bourgeois, so that you may be violent and original in your work."  Gustave Flaubert 

mercoledì 26 novembre 2014

Turmentos

Mi ricordo il primo giorno che ti ho persa. Sono entrata in casa e tu eri seduta capotavola in cucina, e mangiavi la minestra. Non capivo perché mio padre ti stesse aiutando, quasi fossi una bambina. Mi sono avvicinata per darti un bacio ma sei rimasta impassibile, come se io non esistessi, come se tu fossi in un altro posto. Andava sempre peggio ogni giorno: prima eri apatica e poi sei diventata ostile. Restavi a letto tutto il giorno e l'unica tua occupazione era cercare di staccarti la flebo. Io ero molto impegnata, appena entrata nell'adolescenza, ormoni in subbuglio e sentimenti contrastanti verso tutto e tutti. Leggevo e ascoltavo musica, avevo imparato a costruire il mio bozzolo comodo per isolarmi dal mondo.
Non capivo cosa avessi, si sa che i vecchi a un certo punto si rincitrulliscono e bam.
Qualche anno fa ho scoperto cosa fosse, perché prima non me lo avevano spiegato e io non l'avevo chiesto. 
Ero ormai una studentessa di medicina e avevo anche imparato che isolarsi troppo dal mondo vuol dire inesorabilmente diventare ignoranti, strani e pigri, quindi ho chiesto cosa fosse successo in quel periodo.
Si chiamava depressione senile, la depressione che viene agli anziani, un po' perché con l'aterosclerosi arriva meno ossigeno, un po' perché si è vecchi e quando sei vecchio non ti senti più utile. E così hai iniziato a prendere una nuova pastiglia e sei sbocciata di nuovo. La mia Nonna era tornata da non so dove diavolo, con la sua simpatia, la voglia di fare e tutta quella testardaggine che credo mi abbia trasmesso, insieme al nome.Ti ho conosciuta veramente a metà del mio percorso universitario, che corrisponde al periodo in cui sono uscita dal mio bozzolo per guardare intorno, per vedere tutto quello che stavo perdendo, la bellezza di questo mondo fatto contraddizioni che sembra creato per essere raccontato. Sono venuta più spesso a trovarti, sono rimasta ad ascoltarti, mi sono fatta insegnare cose. Ho perso troppo tempo, perché nonostante la tua bellezza il corpo stava cedendo. Quelle gambe erano così pesanti, e nonostante ciò continuavi ostinatamente a voler svolgere le faccende di casa. Tollerante con i bambini, con gli adulti, con tutti tranne che con te stessa. Volevi che le cose fossero fatte "a modo" e lo imponevi con una furbizia e una fermezza a cui nessuno riusciva ad opporsi. Così eri di nuovo a casa tua e io pure per raccogliere tutto quello che usciva dai tuoi occhi, una sorgente di vita. Io sono diventata una spugna, Nonna. Ma non abbiamo avuto abbastanza tempo per noi perché mi sono svegliata troppo tardi.
Una delle cose peggiori della cultura occidentale è il trattamento che viene riservato ai vecchi. Solo ultimamente si sta rivalutando questo aspetto, ma in generale quando si arriva a una certa età si raggiunge,quasi per autoconvincimento, lo status di rottame, mentre i vecchi in ogni cultura antica vengono venerati. E quindi mi incazzavo vedendo quello che dovevi passare, e mi incazzo ancora oggi a vedere che la gente è talmente presa dalle stronzate della vita che dimentica di avere delle radici, sono dei fiori strappati che marciscono giorno dopo giorno.

Domenica parlavano della prima donna italiana nello spazio, e io piangevo per te, la piccola donna sarda, la Peppina che ha tirato su due famiglie, ha perso il marito e ha indossato il nero per molto tempo, è scesa all'inferno e poi è tornata indietro, mi ha dato ancora tanto e poi si è catapultata tra le stelle. Hai lasciato qui il tuo guscio umano, troppo pesante, con un'espressione che mi ha fatto capire cosa hai pensato in quell'istante: “E lassami un'atteru pagu!”
Mi dicevi sempre che avresti voluto studiare, avevi solo la seconda elementare: i maestri picchiavano duro e c'era da fare a casa. 
Volevi conoscere tutto, curiosa mi chiedevi le dimensioni dei germi e come funzionassero le tante medicine che prendevi. Io invece spero solo di riuscire a raggiungere almeno la metà della tua saggezza sulle cose della vita.




Peppino Mereu
Turmentos

Donosu rosignolu,
non cantes sutta sa ventana mia
lassami istare solu
unu momentu ca benit s’istria;
custu est logu de dolu,
de iscunfortu e de malinconia,
custu est logu de pena
indigna 'e s'amorosa cantilena.

Passadas sun sas dies
chi mi ponias su coro in regiru,
tue cantas e ries
e tenes pro risposta unu sospiru.
Bentos frittos e nies
m'han leadu de vida su respiru.
Su canticu suave
suspende unu momentu, s’ora est grave.


lunedì 23 dicembre 2013

Fire

Poco più di un giorno a Natale. Ogni volta che c'è qualche grande occasione mi viene un po' di ansia. Sono quelle situazioni nelle quali so benissimo come ci si deve comportare ma mi viene difficile. Se mi ci metto posso fare quasi tutto, ma sono situazioni che mi rubano energia vitale. Mi guardo intorno e mi sembra che a tutti venga più naturale di quanto sia per me. Scegliere i regali per un'occasione prestabilita, fare gli auguri per svariati motivi a conoscenti, matrimoni, battesimi, presentazioni, funerali. Come diavolo fate? Ce la faccio e mi viene anche bene, posso essere quasi tutto quello che volete, sono fatta di cera. Basta che mi riscaldi un pochino e posso prendere la forma giusta. Però poi mi raffreddo e rimango lì un po' storta e sfinita. E non ho più voglia di parlare. E devo andare a riposarmi. L'altro giorno ho passato una bellissima mattina con dei bambini malati che sapevano di esserlo, e avevano negli occhi una luce incredibile, uno sguardo da uomo vissuto. Però dentro, intrappolato, un bambino che vuole giocare. Io ci ho giocato e mi è venuto naturale, un po' di cera colava dalle mani ma ero davvero simile a quella che sono quando sono me stessa. I bambini non li devi fregare, se poi se ne accorgono sono spietati. Poi a un certo punto la bimba voleva giocare da sola col suo amichetto, mi ha detto pianissimo che potevo anche andare. Si vede già da piccole che siamo noi a gestire la situazione. E si vede che lei è una tosta. Mi ricorderò sempre il suo nome, e che le sono ricresciuti i capelli più belli di come li aveva prima, e che dice alla madre di sapere di essere molto intelligente. Non dimenticherò mai il suo viso, e come ha cercato di vendermi un aeroplano militare per 5 euro mentre lui diceva: "ma no, quello costa almeno 90!" La porterò sempre con me, come te. Quando non riesci a vivere la normalità, lì puoi dire che c'è la malattia. Quando sei troppo debole per apparecchiare un tavolo c'è la malattia. Quando sei troppo debole per giocare. Ho conosciuto una persona che mi ha detto che devo imparare a strizzarmi, come una spugna. A volte vorrei essere di ferro. Però, in fondo, mi piace tanto riuscire a sentire ed essere fatta di cera.

martedì 5 novembre 2013

Help Me Stay Awake

Sembra che sia arrivato il freddo, ed è tornata anche la voglia.
Ho avuto il blocco del blogger. A quanto pare esiste, e non è come il blocco dello scrittore, lì manca l'ispirazione. Nel blocco del blogger c'è una carenza di passione, un placarsi dell'Io tumultuoso, un “non entusiasmarti troppo per quello che ti circonda” che deve verificarsi, ogni tanto, per vivere una vita normale. Ma bisogna risvegliarsi e vivere una vita che sia degna di essere vissuta. Quindi stasera, come la intendiamo noi sardi per indicare qualsiasi momento successivo al pranzo, non studierò. Sarà che ho imparato a suonare wheels dei foo fighters, sarà che il virus dell'influenza si è impadronito del mio corpo, sarà che ho proprio voglia di scrivere, sarà che ho letto un bellissimo blog oggi, e ogni tanto hai bisogno di un aiutino che ti tenga in vita. Sono al sesto anno finalmente e la fretta di concludere, lavorare e avere la mia vita mi sta divorando. È giusto che sia stato un periodo così lungo, non soltanto perché le nozioni da apprendere sono infinite, un medico dovrà sempre studiare. È un percorso interiore. Ho smesso di fare male al mio corpo per non pensare alle cose fastidiose della vita, per non annoiarmi. Ho imparato a non annoiarmi, o annoiarmi di meno. Tutto quello che mi faceva soffrire dentro fa ancora male adesso, ma l'ho sopportato e lo sopporterò ancora. Ho imparato che ogni giorno devo far capire a chi ho intorno che esagerare con il caffè, l'alcol, fumare o mangiare fino a non riuscire a respirare fa male. È il mio compito farlo sapere, non è il mio compito costringere nessuno o farlo sentire stupido. Fare il medico non è girare per l'ospedale pensando ai cuoricini come fa credere grey's anatomy alla nuova generazione di dottori. Devi essere concentrato, devi imparare il più possibile, devi essere entusiasta di essere lì, se non ti piace il tuo lavoro e sei lì per un titolo sei un pericolo per te e per gli altri. Devi rispettare gli altri medici, devi capire la generazione passata con tutti i suoi errori. Devi impegnarti per migliorare la situazione e correggere i loro errori. Se nessuno compila mai quella cartella in modo ordinato perché non puoi farlo tu per primo? Mi arrabbio facilmente, sono una persona intransigente. Per me una cosa o è giusta o è sbagliata. Non sono litigiosa ma quando qualcosa si macchia rimane sempre un certo alone e lo puoi lavare quante volte vuoi ma io continuerò a vederlo. Odio i comportamenti della gente ma amo osservarli. Amo le persone, e per questo mi piace raccontare la gente e per questo stesso motivo voglio prendermi cura della gente. C'è sempre un qualcosa che mi piace tanto in ogni persona che conosco e questo qualcosa cerco di farlo un po' mio. Però c'è sempre un qualcosa che non mi piace, o comunque qualcosa che non capisco, che non sento vicino a me. Ho tantissimi amici, però ci sono dei momenti in cui mi sento terribilmente sola. Mi avvicino e mi allontano. Perché non riesco a perdonare del tutto. Perché dall'alto del mio piedistallo della ragione mi vengono certi attacchi di vertigine che vorrei solo scendere.




 E così vorresti fare lo scrittore?
Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo
a meno che non ti venga dritto
dal cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.

se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.

se lo fai solo per soldi o per fama,
non farlo
se lo fai perchè vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.

Se devi startene lì a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun altro,
lascia perdere.

se devi aspettare che ti esca come un ruggito,
allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos'altro
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.

non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono o noioso e
pretenzioso, non farti consumare dall'autocompiacimento

le biblioteche del mondo
hanno sbadigliato
fino ad addormentarsi per tipi come te
non aggiungerti a loro
non farlo
a meno che non ti esca
dall'anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all'omicidio,
non farlo
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.
quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da sè e continuerà finchè tu morirai o morirà in te.

non c'è altro modo
e non c'è mai stato.