venerdì 5 ottobre 2012

Paperback Writer

Ho poco tempo per scrivere. Per me è un piacere, in questo momento mi sento come quando fumi una sigaretta facendo una salita a passo svelto. Però volevo dire due cose su come è quando leggono le tue parole a voce alta. È come essere buttati nudi davanti alla classica folla degli incubi, ma ti riempie di orgoglio. Il bello è che la folla c'è veramente e applaude. Cioè il passo che ti porta a illuderti di saper scrivere è questo credo. O meglio qualcuno che si gira e ti fa i complimenti. -Ma questo l'hai scritto tu? Sorrisone. Anche quando vedo che c'è un quadratino in più lì in alto a destra, un'altra persona che ha sprecato qualche minuto per leggere parole che tanto facilmente scrivo qui, ma che qualcuno che mi conosce non ha ancora sentito, mi fa sentire un pochino così come quando la signora si gira e mi fa i complimenti. COMPLIMENTI! E cammino talmente veloce che non stringo la mano a nessuno alla fine. Il mio racconto parla di un autista del pullman qui a Cagliari. Io passo metà della mia vita sul bus, potrei parlarvene fino alla nausea di tutta quel mondo che sale e scende da due porte diverse. E forse è per quello che scrivo, tutto mi esalta. Anche l'ubriacone che si addormenta sul sedile e la ragazza madre col passeggino. Potrei scrivere di tutte le più belle rughe nate dai sorrisi delle persone che amo, per questo scrivo, credo.
Poi c'è un'altra cosa che mi ha riempito la testa questi giorni. Di quelle robe che pulsano forte. Ci sono persone con cui un tempo stavi bene, discorsi lunghissimi tanto che la finisci a gridarti le cose mentre ognuno va per la sua strada. E un giorno vai veramente verso un'altra strada. C'è qualcosa che si rompe e rimane l'affetto insieme a un imbarazzante silenzio. Non di quelli belli emozionati, perché ti batte il cuore e devi stare attento a non farlo capire o di quelli tranquilli perché siamo talmente amici che possiamo stare in silenzio; parlo di quelli pesanti come macigni tra gente che non si capisce più. È triste.