lunedì 23 dicembre 2013

Fire

Poco più di un giorno a Natale. Ogni volta che c'è qualche grande occasione mi viene un po' di ansia. Sono quelle situazioni nelle quali so benissimo come ci si deve comportare ma mi viene difficile. Se mi ci metto posso fare quasi tutto, ma sono situazioni che mi rubano energia vitale. Mi guardo intorno e mi sembra che a tutti venga più naturale di quanto sia per me. Scegliere i regali per un'occasione prestabilita, fare gli auguri per svariati motivi a conoscenti, matrimoni, battesimi, presentazioni, funerali. Come diavolo fate? Ce la faccio e mi viene anche bene, posso essere quasi tutto quello che volete, sono fatta di cera. Basta che mi riscaldi un pochino e posso prendere la forma giusta. Però poi mi raffreddo e rimango lì un po' storta e sfinita. E non ho più voglia di parlare. E devo andare a riposarmi. L'altro giorno ho passato una bellissima mattina con dei bambini malati che sapevano di esserlo, e avevano negli occhi una luce incredibile, uno sguardo da uomo vissuto. Però dentro, intrappolato, un bambino che vuole giocare. Io ci ho giocato e mi è venuto naturale, un po' di cera colava dalle mani ma ero davvero simile a quella che sono quando sono me stessa. I bambini non li devi fregare, se poi se ne accorgono sono spietati. Poi a un certo punto la bimba voleva giocare da sola col suo amichetto, mi ha detto pianissimo che potevo anche andare. Si vede già da piccole che siamo noi a gestire la situazione. E si vede che lei è una tosta. Mi ricorderò sempre il suo nome, e che le sono ricresciuti i capelli più belli di come li aveva prima, e che dice alla madre di sapere di essere molto intelligente. Non dimenticherò mai il suo viso, e come ha cercato di vendermi un aeroplano militare per 5 euro mentre lui diceva: "ma no, quello costa almeno 90!" La porterò sempre con me, come te. Quando non riesci a vivere la normalità, lì puoi dire che c'è la malattia. Quando sei troppo debole per apparecchiare un tavolo c'è la malattia. Quando sei troppo debole per giocare. Ho conosciuto una persona che mi ha detto che devo imparare a strizzarmi, come una spugna. A volte vorrei essere di ferro. Però, in fondo, mi piace tanto riuscire a sentire ed essere fatta di cera.

martedì 5 novembre 2013

Help Me Stay Awake

Sembra che sia arrivato il freddo, ed è tornata anche la voglia.
Ho avuto il blocco del blogger. A quanto pare esiste, e non è come il blocco dello scrittore, lì manca l'ispirazione. Nel blocco del blogger c'è una carenza di passione, un placarsi dell'Io tumultuoso, un “non entusiasmarti troppo per quello che ti circonda” che deve verificarsi, ogni tanto, per vivere una vita normale. Ma bisogna risvegliarsi e vivere una vita che sia degna di essere vissuta. Quindi stasera, come la intendiamo noi sardi per indicare qualsiasi momento successivo al pranzo, non studierò. Sarà che ho imparato a suonare wheels dei foo fighters, sarà che il virus dell'influenza si è impadronito del mio corpo, sarà che ho proprio voglia di scrivere, sarà che ho letto un bellissimo blog oggi, e ogni tanto hai bisogno di un aiutino che ti tenga in vita. Sono al sesto anno finalmente e la fretta di concludere, lavorare e avere la mia vita mi sta divorando. È giusto che sia stato un periodo così lungo, non soltanto perché le nozioni da apprendere sono infinite, un medico dovrà sempre studiare. È un percorso interiore. Ho smesso di fare male al mio corpo per non pensare alle cose fastidiose della vita, per non annoiarmi. Ho imparato a non annoiarmi, o annoiarmi di meno. Tutto quello che mi faceva soffrire dentro fa ancora male adesso, ma l'ho sopportato e lo sopporterò ancora. Ho imparato che ogni giorno devo far capire a chi ho intorno che esagerare con il caffè, l'alcol, fumare o mangiare fino a non riuscire a respirare fa male. È il mio compito farlo sapere, non è il mio compito costringere nessuno o farlo sentire stupido. Fare il medico non è girare per l'ospedale pensando ai cuoricini come fa credere grey's anatomy alla nuova generazione di dottori. Devi essere concentrato, devi imparare il più possibile, devi essere entusiasta di essere lì, se non ti piace il tuo lavoro e sei lì per un titolo sei un pericolo per te e per gli altri. Devi rispettare gli altri medici, devi capire la generazione passata con tutti i suoi errori. Devi impegnarti per migliorare la situazione e correggere i loro errori. Se nessuno compila mai quella cartella in modo ordinato perché non puoi farlo tu per primo? Mi arrabbio facilmente, sono una persona intransigente. Per me una cosa o è giusta o è sbagliata. Non sono litigiosa ma quando qualcosa si macchia rimane sempre un certo alone e lo puoi lavare quante volte vuoi ma io continuerò a vederlo. Odio i comportamenti della gente ma amo osservarli. Amo le persone, e per questo mi piace raccontare la gente e per questo stesso motivo voglio prendermi cura della gente. C'è sempre un qualcosa che mi piace tanto in ogni persona che conosco e questo qualcosa cerco di farlo un po' mio. Però c'è sempre un qualcosa che non mi piace, o comunque qualcosa che non capisco, che non sento vicino a me. Ho tantissimi amici, però ci sono dei momenti in cui mi sento terribilmente sola. Mi avvicino e mi allontano. Perché non riesco a perdonare del tutto. Perché dall'alto del mio piedistallo della ragione mi vengono certi attacchi di vertigine che vorrei solo scendere.




 E così vorresti fare lo scrittore?
Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo
a meno che non ti venga dritto
dal cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.

se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.

se lo fai solo per soldi o per fama,
non farlo
se lo fai perchè vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.

Se devi startene lì a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun altro,
lascia perdere.

se devi aspettare che ti esca come un ruggito,
allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos'altro
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.

non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono o noioso e
pretenzioso, non farti consumare dall'autocompiacimento

le biblioteche del mondo
hanno sbadigliato
fino ad addormentarsi per tipi come te
non aggiungerti a loro
non farlo
a meno che non ti esca
dall'anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all'omicidio,
non farlo
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.
quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da sè e continuerà finchè tu morirai o morirà in te.

non c'è altro modo
e non c'è mai stato.


domenica 19 maggio 2013

I Was A Teenage Anarchist

Oggi sono andata a fare una passeggiata a Calamosca con amici. Cagliari è incredibile a primavera inoltrata: il venticello, i parchi, il Centro, il panino all'Ossigeno.
Non riesco a fare a meno di amarla. Quest'estate nulla chioschi e nulla mondo Ichnusa, ma la cosa non mi preoccupa, abbiamo tanta di quella poesia solo a sant'Eulalia che davvero mi incazzo quando si dice che non c'è da fare nulla. Davvero non ci arrivi? Sei tu che devi "fare" la città. Mi sono comprata una chitarrina rossa e non vedo l'ora di portarla a prendere il sole. Non andrei mai via da qui, però capisco perchè molti lo facciano. Siamo soli, l'Italia è una specie di badante che ci ruba la pensione. Però non capisco come tante persone possano credere che la Sardegna sia un mondo a parte rispetto al "continente". Non siamo moralmente superiori, i meccanismi sono gli stessi: io sono più furbo, agattammi unu traballu, lo scontrino non te lo faccio. L'unica cosa che ci resta attaccata addosso è la solitudine, perché quando vivi in un' isola capisci meglio cosa vuol dire essere solo. "Ogni sardo è un'isola nell'isola". Siamo l'Italia di Berlusconi, di Beppe e di Renzi. La politica mi ha sempre disgustato, credo che chiunque si avvicini troppo a quell'ambiente venga divorato da dentro dal mostro della democrazia. 
Uno sporco lavoro che a qualcuno piace da morire.
Quando sei ragazzino gridi anarchia sul tuo diario, intuisci che fa tutto schifo. Poi cedi al mondo. Non voglio fare la superiore e mettermi nell'angolo, ho sempre votato. Inizi a non votare, poi diventi vegano e poi ti chiudi in una stanza piena delle foto delle tue vittime sul muro..
Dopodomani ci sono le elezioni universitarie e ho visto una specie di miniatura della classe dirigente. Le passioni non si giudicano, ma state attenti con la democrazia.


"..A un anno dalla morte si vedevano solo le ossa
Era sparito tutto, persino la puzza
E guardava dall'alto della sua fossa la gente che manifestava nella piazza
E scorse fra la folla la sua amata
Con le lacrime in tempesta sopra il viso
E quando vide che veniva calpestata
Non si scompose, ma abbozzò un sorriso
E fece finta di non avere mai avuto paura
Fece finta di non avere mai amato
Di non avere mai amato nessuna .."

lunedì 18 marzo 2013

Technologic

00:25
Finalmente posso scrivere. Non so ancora se essermi messa in questo momento al pc sia un buon segno, però c'è da dire che non scrivo da tanto. E questo mi fa pensare, perché vuol dire che non ho tempo per me. Ho dato due esami, di cui uno tostissimo, e ne sto preparando altri due. Insomma brava Josy. Ma perché non stai scrivendo qui? Non stai scrivendo nemmeno i tuoi raccontini scemi, cosa sta succedendo? Sono pigra. La tranquillità mi annichilisce. Ora che questo foglio digitale si sta finalmente macchiando di nero mi sento meglio, ora che sento i pensieri scivolare giù fino alle dita. L'altro giorno mi si è accesa una lampadina mentre usavo quantità industriali di carta per fare i miei schemini studiando endocrinologia. Quanta carta spreca mediamente uno studente di medicina? Poi, essendo una che legge abbastanza, ora sento sulla coscienza milioni di alberi! Mi sono messa a fare la differenziata “seriamente” e dopo aver fritto metto l'olio usato dentro una vecchia bottiglia di coca che poi butterò nel secco indifferenziato. Oppure ci faccio una torcia, non lo so.
Una cosa buona di tutta questa tecnologia è che probabilmente avremo sempre meno materiale cartaceo in giro. Certo sarà una sofferenza non tenere più un giornale frusciante o un bel libro tra le mani. Sinceramente spero che i tempi di evoluzione siano lenti.. uno perché ho una degenerazione retinica a bava di lumaca, che (passiamo oltre lo schifo per questo disgustoso appellativo) vuol dire che mi si potrebbe distaccare la retina, quindi una la luce che viene da uno schermo non è certo la cosa più indicata e due adoro l'odore di nuovo dei libri. La tecnologia rotola in avanti e se non vuoi essere lasciato indietro devi informarti e partecipare, scrivere sul tuo blog e farti anche twitter. Alla fine mi piace tutta questa roba, comunicazione all'ennesima potenza. Semplicemente bisogna saperla gestire, come i cavernicoli quando hanno scoperto il fuoco.. qualcuno sarà per forza morto bruciato lungo la strada della conoscenza. Twitter è qualcosa di veramente interessante; per adesso ho capito che la gente ha molta paura, quasi nessuno mette il proprio nome reale. Prima tutti a caricare le foto su facebook, adesso ci si rende conto che il datore di lavoro ti può testare semplicemente cercandoti su google. Ed è la prima volta che diminuiscono le distanze tra il di là della tv e gli spettatori, tra la politica e gli elettori, tra il cantante famoso e il fan. Ora c'è da capire se è semplicemente una farsa o se veramente internet è la chiave della rivoluzione.
Ed ora basta, la lumaca nel mio occhio destro sta sbavando.