mercoledì 26 novembre 2014

Turmentos

Mi ricordo il primo giorno che ti ho persa. Sono entrata in casa e tu eri seduta capotavola in cucina, e mangiavi la minestra. Non capivo perché mio padre ti stesse aiutando, quasi fossi una bambina. Mi sono avvicinata per darti un bacio ma sei rimasta impassibile, come se io non esistessi, come se tu fossi in un altro posto. Andava sempre peggio ogni giorno: prima eri apatica e poi sei diventata ostile. Restavi a letto tutto il giorno e l'unica tua occupazione era cercare di staccarti la flebo. Io ero molto impegnata, appena entrata nell'adolescenza, ormoni in subbuglio e sentimenti contrastanti verso tutto e tutti. Leggevo e ascoltavo musica, avevo imparato a costruire il mio bozzolo comodo per isolarmi dal mondo.
Non capivo cosa avessi, si sa che i vecchi a un certo punto si rincitrulliscono e bam.
Qualche anno fa ho scoperto cosa fosse, perché prima non me lo avevano spiegato e io non l'avevo chiesto. 
Ero ormai una studentessa di medicina e avevo anche imparato che isolarsi troppo dal mondo vuol dire inesorabilmente diventare ignoranti, strani e pigri, quindi ho chiesto cosa fosse successo in quel periodo.
Si chiamava depressione senile, la depressione che viene agli anziani, un po' perché con l'aterosclerosi arriva meno ossigeno, un po' perché si è vecchi e quando sei vecchio non ti senti più utile. E così hai iniziato a prendere una nuova pastiglia e sei sbocciata di nuovo. La mia Nonna era tornata da non so dove diavolo, con la sua simpatia, la voglia di fare e tutta quella testardaggine che credo mi abbia trasmesso, insieme al nome.Ti ho conosciuta veramente a metà del mio percorso universitario, che corrisponde al periodo in cui sono uscita dal mio bozzolo per guardare intorno, per vedere tutto quello che stavo perdendo, la bellezza di questo mondo fatto contraddizioni che sembra creato per essere raccontato. Sono venuta più spesso a trovarti, sono rimasta ad ascoltarti, mi sono fatta insegnare cose. Ho perso troppo tempo, perché nonostante la tua bellezza il corpo stava cedendo. Quelle gambe erano così pesanti, e nonostante ciò continuavi ostinatamente a voler svolgere le faccende di casa. Tollerante con i bambini, con gli adulti, con tutti tranne che con te stessa. Volevi che le cose fossero fatte "a modo" e lo imponevi con una furbizia e una fermezza a cui nessuno riusciva ad opporsi. Così eri di nuovo a casa tua e io pure per raccogliere tutto quello che usciva dai tuoi occhi, una sorgente di vita. Io sono diventata una spugna, Nonna. Ma non abbiamo avuto abbastanza tempo per noi perché mi sono svegliata troppo tardi.
Una delle cose peggiori della cultura occidentale è il trattamento che viene riservato ai vecchi. Solo ultimamente si sta rivalutando questo aspetto, ma in generale quando si arriva a una certa età si raggiunge,quasi per autoconvincimento, lo status di rottame, mentre i vecchi in ogni cultura antica vengono venerati. E quindi mi incazzavo vedendo quello che dovevi passare, e mi incazzo ancora oggi a vedere che la gente è talmente presa dalle stronzate della vita che dimentica di avere delle radici, sono dei fiori strappati che marciscono giorno dopo giorno.

Domenica parlavano della prima donna italiana nello spazio, e io piangevo per te, la piccola donna sarda, la Peppina che ha tirato su due famiglie, ha perso il marito e ha indossato il nero per molto tempo, è scesa all'inferno e poi è tornata indietro, mi ha dato ancora tanto e poi si è catapultata tra le stelle. Hai lasciato qui il tuo guscio umano, troppo pesante, con un'espressione che mi ha fatto capire cosa hai pensato in quell'istante: “E lassami un'atteru pagu!”
Mi dicevi sempre che avresti voluto studiare, avevi solo la seconda elementare: i maestri picchiavano duro e c'era da fare a casa. 
Volevi conoscere tutto, curiosa mi chiedevi le dimensioni dei germi e come funzionassero le tante medicine che prendevi. Io invece spero solo di riuscire a raggiungere almeno la metà della tua saggezza sulle cose della vita.




Peppino Mereu
Turmentos

Donosu rosignolu,
non cantes sutta sa ventana mia
lassami istare solu
unu momentu ca benit s’istria;
custu est logu de dolu,
de iscunfortu e de malinconia,
custu est logu de pena
indigna 'e s'amorosa cantilena.

Passadas sun sas dies
chi mi ponias su coro in regiru,
tue cantas e ries
e tenes pro risposta unu sospiru.
Bentos frittos e nies
m'han leadu de vida su respiru.
Su canticu suave
suspende unu momentu, s’ora est grave.


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