lunedì 7 dicembre 2015

Heroes

Siamo di nuovo a dicembre. Non ho voglia di fare troppo ordine nelle cose che ho bisogno di dire. Ieri pensavo a Londra e a quanto è bello entrare nel mercatino di Natale con Fairytale of New York dei Pogues a tutto volume. È uno dei ricordi più piacevoli che ho. Allo stesso tempo guardo con malinconia al Natale che viene. Per quelli che non ci sono più, per quelli che ci sono ma è come se non ci fossero, per quelli meno fortunati e per quelli troppo fortunati che sono schiavi delle cose che ancora non hanno.
In quest’anno sono successe molte cose e adesso trabocco di responsabilità. Le responsabilità mi pesano un po’, sono sempre stata troppo responsabile. Io penso a quello che succede, quello che potrebbe succedere cambiando ogni variabile, penso troppo e quindi sono già stanca prima di cominciare a fare. Ho bisogno di stare da sola, di ascoltare qualcosa di assordante tipo i Minor Threat per soffocare la voce che ho nella testa. Vivere è una cosa talmente semplice, gli uomini se la rendono così complicata. Avrei bisogno di partire, ma prima ho bisogno di essere pagata.
A fine settembre sono stata a Berlino. Uno di quei viaggi di passaggio per arrivare all’ età adulta. Ero lì che passeggiavo e pensavo che mentre i miei genitori crescevano e si sposavano a Monserrato, in una città così grande esisteva un muro che divideva il mondo. È una cosa spaventosamente brutale essere lì e trovarti di fronte a quello che distrattamente hai letto sui libri. Poi non lo so, io mi innamoro troppo facilmente, ma credo che sia la città più bella del mondo, nata dalla reazione sia al becero capitalismo che controlla le menti che al comunismo che controlla il tuo modo di agire. Se andasse tutto a puttane qui credo che andrei a viverci. Per una mente intransigente come la mia la Germania è un balsamo. Non ci sono tante variabili come da noi e ci vedo molta onestà in tutto quello che fanno. Certo sarebbe dura rincominciare da capo. Più diventi grande e più è difficile fare nuove amicizie, affidare il tuo cuore a qualcuno. Forse mi sentirei terribilmente sola. Forse sarebbe troppa la distanza dalle persone importanti della mia vita che continuano a restare.

I, I can remember  
Standing, by the wall  
And the guns shot above our heads  

And we kissed, 
as though nothing could fall 
And the shame was on the other side 
Oh we can beat them, for ever and ever 


Then we could be Heroes, 
just for one day 

sabato 30 maggio 2015

Lezioni Di Poesia

Mi sono lavata i denti e ho usato anche lo spray alla propoli per la gola; oggi sto lottando con me stessa per non fumare credo che mi arrenderò a breve, spero solo che i gusti leghino bene. Mi sento stanca. Non mi fermo da mesi, e da mesi non ho tempo per me stessa. Solo adesso mi accorgo di quanto avevo bisogno di questa mansarda vuota, di provare i tasti di questo super computer bomba che mi hanno regalato per la Laurea. Si perché ce l’ho fatta. Ti senti onnipotente quando ci arrivi, ma l’effetto dura poco, ventiquattr’ore e basta. Poi guardi su e ti accorgi che la vera cima non la puoi nemmeno vedere alzando tutta la testa verso il cielo. Quanto è frustrante tutto questo. Sono contenta di aver intrapreso questo percorso, anche se così lungo, ma mi piacciono troppe cose e non sento di avere abbastanza energie. Ci sono tante persone che riescono a concentrarsi su una sola cosa nella vita, lavorano, fanno quello che sanno fare, magari odiano quel lavoro e aspettano solo le ferie. A me piace tutto. Vorrei una casa piena di strumenti musicali, giradischi e dischi, e libri, e fotografie e quadri, bambini, amici, gatti e forse anche un cane. Ci sono tanti lavori che mi piacciono, tanti posti in cui vorrei vivere ma a un certo punto si deve scegliere una strada. Così ci insegnano. E oggi ho voglia di fumare, scrivere e ho anche provato a cucinare per allenarmi. Perché odio non saper fare qualcosa. Ieri ho visto il concerto di Giorgio Canali e mi sono emozionata. Ho visto un uomo di cinquantasei anni, portati addosso come quando ti vesti senza voglia, una persona che ha ancora voglia di spaccare tutto, di fare musica, di dare piacere con i suoi suoni elettrici, di darci qualche lezione di poesia e che ha trovato la sua nicchia in questo mondo di merda. E può essere sé stesso, non so quanti capiscano quanto è meraviglioso questo. Perché io mi guardo intorno e penso come è possibile che non capiscano? Come è possibile che siano tutti uguali? Come è possibile che non spengano la televisione? Come è possibile affezionarsi a un cantante che canta in un "talent" show dopo che ne hai visto mille sparire, carne da macello? Come è possibile che ti fai le canne tutto il giorno a Castello e poi non sai un cazzo della tua città, della tua storia, di te stesso? Che miracolo mostruoso che è l’umanità. 
Spero riuscire a ballare sopra tutto questo, come quando la musica faceva schifo, ma alla fine ti sei anche divertito.

giovedì 9 aprile 2015

This Business Is Killing Me

Sono le dieci e un quarto, la primavera dovrebbe essere iniziata ma fortunatamente ho il mio gatto che mi scalda le ginocchia. Mentre mangiavo la mia insalata di mais, pomodori e tonno pensavo a quanto è difficile trovare un equilibrio tra il proprio “lavoro” e il proprio “io” artistico, o anche semplicemente i propri interessi. Molte persone non hanno grossi problemi a conciliare le due cose. Ci sono persone che provano piacere a cucinare, a fare piccoli lavoretti domestici e possono unire l’utile al dilettevole. L’attività sportiva è già un tantino più complicata da pianificare, ma se ti piace leggere, scrivere, dipingere o suonare allora diventa un casino. A meno che tu non sia un artista, oppure pieno di soldi, o un artista scadente pieno di soldi. O uno studente universitario con la reflex. Mentre finivo l’insalata ho pensato: ma bisogna essere veramente dei fannulloni per creare? In effetti dopo questa serata al pronto soccorso non avevo alcuna voglia di scrivere, ero molto più produttiva quando davo un esame ogni tre mesi e stavo sveglia fino alle due della notte a fumare sigarette. Sembra quasi che il ritmo della vita del lavoratore medio-borghese sia caotico proprio per spegnere ogni scintilla di sentimento e fantasia nella testa delle persone. Ci sono sempre cose da fare, moduli da compilare, tasse da pagare, turni da rispettare. Sembra vogliano farci dimenticare di essere fatti di carne e con un tempo finito a disposizione, farci dimenticare del miracolo che ci circonda, del tramonto e dell’alba, della morte e della vita. In qualche modo funziona perché se non fossimo occupati a fare altro ci strapperemmo i capelli in preda alla disperazione tutto il giorno. Perché in fondo è una fregatura questa cosa che vivi, vivi e poi devi crepare.


Poi ho pensato che fare il fannullone alla lunga ti annulla. Può stimolare la creatività per poco ma potrai produrre poco. Invece i grandi artisti sono quelli che pianificano il loro tempo, che si evolvono, che studiano. Anche se quelli che si autodistruggono sono più interessanti, hanno in se una potenza che non possono dominare e che in qualche modo ci trascina verso quell’abisso che le persone in equilibrio non hanno il coraggio di affrontare.

"Be regular and orderly in your life like a bourgeois, so that you may be violent and original in your work."  Gustave Flaubert